martedì 15 aprile 2014

Monza e i suoi troppi rifiuti


Se andiamo a rileggere la storia, in tema di rifiuti, ci rendiamo conto che siamo passati da una condizione di riciclo biologico naturale, dove ognuno di noi produceva la propria scoria, ad una sorta di prigionia moderna dove ciascuno di noi è ostaggio degli imballaggi e dei rifiuti. Pensiamo un attimo a quanto è antica questa materia, tanto antica che la storia ci narra che il primo a porsi il problema è stato Giulio Cesare che, con gli ingegneri dell'epoca, perfezionò la tecnica degli Assiri Babilonesi costruendo la Cloaca Maxima. E fu ancora lui il primo ad emettere un bando pubblico per la pulizia delle strade con ripartizione delle spese a metà tra amministrazione pubblica e padroni di casa con norme che regolavano la gestione/esposizione dei rifiuti pubblicate sul IL DIGESTO. (la gazzetta ufficiale di allora)
Da allora ad oggi è passato molto tempo in un veloce susseguirsi di eventi caratterizzati da evoluzioni, scoperte, ritmi diversi, nuove mode,cambiamenti, il tutto con con un denominatore comune che si identifica nell'Aumento generalizzato della quantità dei rifiuti prodotti.
Non tutti però sono stati a guardare davanti a questa invasione di rifiuti colorati, e oggi dove la parola emergenza (e non solo per i rifiuti) è diventata parte della normalità quotidiana, appare sempre più determinante il ruolo di quella parte della società civile dove, da diverso tempo, si è fatta strada una coscienza civica importante, una coscienza che ci esorta giornalmente a predere atto che i problemi connessi alla produzione dei rifiuti vanno assumendo proporzioni sempre maggiori, tali da dare luogo a situazioni di emergenza legate alle difficoltà di smaltimento e dove le maggiori criticità riguardano; aspetti ambientali (inquinamento), economici (costi per lo smaltimento dei rifiuti) e quelle legate alle risorse (consumo di materie prime esauribili ed energia).
Sembrerà banale dirlo ma occorre seriamente intervenire per limitare l’entità dei rifiuti, per vivere meglio e per conservare meglio l’ambiente nel quale viviamo. Le modalità di soluzione fin qui adottate non appaiono adeguate e richiedono un ripensamento globale della materia, vi è la necessità forte di un cambio di prospettiva in termini di abitudini e modi di agire. Il problema è difficile e complesso, la soluzione urgente ed è quindi necessario procedere con convinzione, determinazione e tempestività di azione.
Ecco allora che noi oggi siamo chiamati da questa amministrazione ad approvare una proposta di Piano biennale per la prevenzione e riduzione dei rifiuti e questo non solo perchè in linea con quanto previsto da una direttiva Europea (che prevede l'obbligo degli stati membri ad adottare piani nazionali di prevenzione) ma, sopratutto, perchè questa coscienza civica è ben presente ed'è parte integrante nei vari processi operativi di questa amministrazione.
Attraverso questo piano si intende mettere in atto una serie di azioni e strumenti, per la prevenzione e la riduzione dei rifiuti urbani, in collaborazione con tutti i soggetti sociali (associazioni di categoria, ambientalisti, Gas, ecc) che vorranno rendersi protagonisti, anche attraverso singole azioni.
Comprendo e in parte condivido le osservazioni di quanti avrebbero preferito un percorso più strutturato e partecipato di quest'aula, ma voglio anche sottolineare l'aspetto positivo di questo piano che non'è un punto di arrivo ma un punto di partenza, che non ha una scadenza preconfezionta ma, sopratutto, non'è un piano blindato ma una sorta di Work in progress, implementabile con l'aiuto di tutti. Ovviamente l'invito che rivolgo a quest'aula è quello di lavorare affinche ciò avvenga.
Questa è un'altra importante sfida ricca di significato, in un condensato di buoni propositi. E anche questa è un importante e significativa azione politica, che segue di poco quella precedente sul Paes (anche li si trattava di rifiuti dannosi e inquinanti) Un azione che guarda al futuro e a ciò che vogliamo lasciare (inteso come qualità della vita) alle prossime generazioni.
E anche in questo caso diamo atto dell'ottimo lavoro di preparazione svolto dagli Assessori competenti e dai tecnici comunali.
Una sfida che vedrà impegnati due soggetti principali, da un lato
il cittadino, che come ben sappiamo può determinare le dinamiche che regolano il ciclo i vita di un prodotto, dal momento che lo stesso influisce sugli impatti connessi:
all’uso dei prodotti (in maniera diretta);
alla progettazione e realizzazione (tramite la domanda);
al fine vita (raccolta differenziata, recupero, corretto smaltimento).
Questo per non dimenticarci che sono anche i comportamenti individuali che concorrono al buon fine di un progetto.
Dall'altro la Pubblica Amministrazione , chiamata in parte a rivedere il sistema relativo alla gestione dei rifiuti. A lei spetta non solo il compito di continuare a garantire ai cittadini la massima trasparenza sui processi di raccolta e smaltimento ma, questione assai più importante, offrire la possibilità di scegliere il proprio modo di comportarsi e attuare una POLITICA DI GESTIONE DEI RIFIUTI orientata alla riduzione, recupero, riciclo.
Capitolo questo che ci rimanda ad altra azione fondamentale e non più differibile e che si traduce nell'introduzione dello strumento della TARIFFAZIONE PUNTUALE ovvero si paga in base al rifiuto prodotto; chi produce meno rifiuti, meno paga; chi più ricicla, meno paga. in questo modo si consente ai cittadini di fruire del risultato delle scelte più consapevoli e virtuose adottate.
L’obiettivo di questo piano presuppone la creazione di un clima collaborativo con i cittadini, tramite strumenti di informazione e progetti e questo sopratutto attraverso campagne di comunicazione ed informazione, che devono essere chiare, precise e trasparenti.
E in questo contesto la rete assume un ruolo fondamentale; creare una rete di collaborazione tra le istituzioni e tutti i livelli della società,è fondamentale per ottenere risultati che durino nel tempo.
L’adozione oggi di questo piano, che è poi una sorta di manuale delle buone pratiche, assieme all’introduzione di uno strumento che si ritiene fondamentale, quale è quello della tariffazione puntuale, consentirà domani ai cittadini di operare in modo consapevole per il raggiungimento dell’obiettivo comune che noi oggi ci poniamo.

giovedì 10 aprile 2014

Monza, la distribuzione del gas e gli ATEM


Non voglio entrare nel merito delle disposizioni di legge o delle norme che regolano questa materia mi limito a prendere atto che a noi, essendo comune capoluogo, spetta il ruolo di stazione appaltante ovvero chi si occupa di indire la gara e farne da garante in tutte la fase del prima, durante e dopo l'affidamento. 
Posto allora che tra gli obiettivi principali vi è non solo quello di fare in modo che la gara sia il più rispondente possibile agli intenti liberalizzatori propri delle norme che ne regolano l'attuazione ma vi è sopratutto quello di rendere la gara più appetibile e questo a vantaggio di chi la bandisce, (ovvero l'ente pubblico e per differita i cittadini) credo sia importante spendere alcune riflessioni sugli strumenti e beni del servizio, che poi sono gli impianti e sull'importanza del loro riscatto. Ovviamente parliamo di reti e accessori vari che sono una parte determinante di questo oggetto.
Innanzi tutto parliamo di un qualcosa che ha un notevole valore economico e se pensiamo al suo riscatto ovviamente questo peserà non poco sulla determinazione dell'equilibrio economico finanziario dell'attività che svolgerà il gestore entrante.
Prima questione importante è quindi la determinazione del valore dei cespiti.
In questa fase entra in gioco l'ente locale chiamato a svolgere la funzione di "arbitro" tra gli interessi del gestore uscente e quelli del futuro vincitore della gara il che significa non solo agire con diligenza ed attenzione, che poi sono principi cardine della buona amministrazione ma operare nel segno di una corretta valorizzazione dei cespiti che, oltre ad essere un dovere, costituisce un vantaggio per gli enti locali, rischiare una valorizzazione eccessiva finirebbe per creare alcuni effetti negativi come;
l'appesantire la voce di costo relativa agli impianti sottraendo risorse agli investimenti per sviluppo e sicurezza;
scoraggiare la partecipazione alle gare dei concorrenti che non posseggono cespiti, favorendo in questo modo i gestori che posseggono il maggior numero d'impianti all'interno di ogni singolo ambito, o comunque quelli che possedendo impianti in altri ambiti possono utilizzare il frutto dell'iper valutazione di questi per sostenere gli oneri relativi all'impianto che andranno ad acquisire.
E questo a discapito di quanto detto prima sulle motivazioni che ci richiamano al dovere di favorire un'ampia partecipazione alla gara.
Questo argomento ci porta dritto alla seconda questione importante ovvero chi e come deve procedere alla valutazione degli impianti.
E qui, se non ho inteso male, da Decreto, questa funzione viene attribuita ai comuni che pertanto potrebbero agire in via autonoma, ognuno per se, e questo con il rischio di trovarsi di fronte a valutazioni basate su criteri diversi e su distinte modalità operative, con la conseguenza di realizzare una valutazione incoerente.
Sarebbe invece opportuno e consigliato che tutti gli enti locali, facenti parte dell'ATEM, coordinino la loro attività sotto la guida della stazione appaltante demandando ad essa anche questo compito.
Altra questione importante è l'individuazione dello status delle reti ovvero se le stesse sono da considerarsi "Pubbliche" o no, posto che la presenza di rete pubblica porterà notevoli vantaggi alle collettività locali.
E questo non solo perché l'ente proprietario percepirà un canone a fronte della loro messa a disposizione ma anche perché le stesse non saranno oggetto di riscatto ed in tal modo saranno alleggeriti gli oneri finanziari posti a carico del gestore entrante e questo a sicuro vantaggio e garanzia di una più ampia partecipazione.
In caso contrario vi sarà l'obbligo de riscatto da parte del nuovo concessionario che dovrà riconoscere al gestore uscente l'indennizzo determinato secondo quanto previsto dal Decreto e dalle convenzioni in essere. e qui c'e' tutta una dottrina che non stò a riprendere.
Seguono poi tutta una serie di osservazioni in ordine alle reti riferibili a soggetti pubblici e la differenza tra quelle si e quelle no.
Da quelle che sono di proprietà dei gestori e per i quali è prevista la devoluzione gratuita agli enti locali, per i quali l'art 7 comma 1 del Decreto dispone che: " Nel caso in cui la concessione preveda a fine affidamento la devoluzione gratuita di una porzione di impianto, l'Ente locale concedente acquisisce la proprietà di tale porzione di impianto"
A quelle quelle reti ed impianti che già sono di proprietà degli enti locali o delle società patrimoniali a loro riferibili.
Ultima questione importante, per quanto detto sopra, appare evidente la necessita di avere un unica regia che, per come ci viene proposta, si avvarrà della consulenza di un ente terzo, in questo caso l'ANCI, che metterà a disposizione esperti in materia in grado non solo di coadiuvarci nella stesura e pubblicazione del bando ma, situazione più che auspicabile, nella collaborazione con tutti i comuni facenti parte ATEM,per la determinazione e valorizzazione dei cespiti
Chiudo con una proposta, e questa in ragione della dottrina riferita ai beni comuni come cultura a beneficio di tutti i cittadini, che è quella di pensare di utilizzare i canoni, percepiti dal comune, per alleggerire la bolletta dei cittadini ovvero a beneficio di quanti si trovano in difficoltà e impossibilitati al rispetto del pagamento del servizio.


sabato 15 marzo 2014

Monza e il PAES


Prima di tutto credo sia giusto riconoscere all'Assessore Dell'Aquila il notevole impegno e lo sforzo messo in campo, durante questo anno, per poter arrivare a questo importante risultato. Il giusto riconoscimento che ovviamente Le chiedo di estendere a tutti i suoi collaboratori. Rispetto all'oggetto ringrazio i tecnici della Esco del Sol per la sapiente e comprensiva illustrazione la cui auspicata approvazione non segna solo un passaggio importante e dovuto, all'indomani dell'adesione del nostro comune al patto dei sindaci votata in quest'aula, ma impegna questa e le future amministrazione al suo pieno sostegno e attuazione sulla strada della riduzione delle emissioni di C02 attraverso un percorso che ci accompagnerà fino al 2020. Abbiamo sentito nella presentazione quali sono gli elementi chiave dai quali dipende la buona riuscita del PAES. Impegno a ridurre le emissioni di Co2 almeno del 20% ipotesi di riduzione del 24% Avere un dettagliato inventario delle emissioni di Co2 adeguato è di fondamentale importanza. Ovviamente non si può intervenire in assenza di dati reali. Fatto Una serie coerente di misure relative ai settori chiave di attività (no solo strutture comune ma anche altri settori di attività locale (terziario, trasporti pubblici e privati fino anche all'industria-facoltativo) una strategia delle azioni che si intende attuare per raggiungere gli obiettivi previsti Io però vorrei soffermarmi su tre elementi che io considero molto importanti e che sono: la politica, parte essenziale per lo sviluppo del piano la partecipazione elemento che caratterizza ogni azione di questa amministrazione le risorse finanziare senza le quali non'è possibile attuare nessun tipo di azione Avere un sostegno politico forte è fondamentale per la buona riuscita e attuazione del Paes e in questo, l'adesione al patto dei sindaci costituisce già da se un chiaro impegno politico. Impegno che non dovrà esaurirsi questa sera con l'approvazione del piano ma dovrà continuare in fase di attuazione e monitoraggio. In questo caso Il Consiglio Comunale tutto, è l'organo investito della massima responsabilità e autorità ed'è per questo motivo che dovrà essere adeguatamente informato sullo sviluppo del processo di attuazione. Un sostegno unitario è fondamentale nel processo di attuazione del piano anche alla luce degli obiettivi e progetti a lungo termine, che potrebbero coinvolgere anche amministrazioni di diversa natura politica. Una politica che non si chiuda in se stessa ma deve essere capace di interrogarsi, di guardarsi intorno facendo rete con i comuni vicini che hanno aderito al patto dei sindaci perchè scambiarsi le idee ed esperienze spesso aiuta a migliorare le azioni e a ridurne i costi. Sul piano amministrativo è necessario creare una struttura organizzativa chiara con assegnazione di precise responsabilità. E' fondamentale integrare il Paes nella vita e nell'amministrazione giornaliera del comune poiche' questo non deve rimanere uno dei tanti bei documenti ma parte della cultura dell'ente e della città. In quest'ottica va posta particolare attenzione nell'andare ad Adattare e organizzare le strutture cittadine al Paes. In questo, l'impiego di adeguate risorse umane opportunamente formate è una questione da non sottovalutare. E questo è anche un piano che coinvolge trasversalmente una serie di Assessorati, (patrimonio, urbanistica, sostenibilità ambientale, bilancio, viabilità) ognuno di questi sarà chiamato a fare la sua parte attraverso azioni concrete. Solo una riflessione sulla questione viabilità, non perchè sia la piu importante ma semplicemente perchè sappiamo che il traffico veicolare incide molto sull'inquinamento atmosferico ed'è una questione al centro dell'attenzione di tutti. E in sede di commissione si è fatto un riferimento importante sul traffico scolastico. Uno dei timori, che maggiormente impediscono ad un genitore di considerare la possibilità che, il proprio figlio, vada a scuola da solo, è rappresentato dal traffico intenso e disordinato soprattutto in prossimità degli edifici scolastici. Vi sono, in realtà, altri presunti fattori di rischio che concorrono a questa decisione tra i quali: la paura degli sconosciuti, le condizioni climatiche, l’inquinamento. Il genitore arriva così a prendere la macchina per proteggere il proprio figlio dal traffico intenso, per motivi di sicurezza e per difenderlo dall’inquinamento creando cosi una situazione di causa/effetto. Una comunicazione della Commissione Europea sull’ambiente urbano, se da una parte invita i governi locali a migliorare la qualità della vita, dall’altra considera parimenti strategico il ruolo del cittadino per la realizzazione di un ambiente urbano sostenibile poiché, le decisioni e i comportamenti individuali, incidono fortemente sul successo di un qualsiasi piano locale, perché poi come in questo caso, sono gli stessi cittadini a decidere con quale mezzo spostarsi. E’ ovvio, quindi, che la scelta ricada sempre sul mezzo più pratico, in considerazione del tempo che ciascuno di noi ha per accompagnare prima i figli a scuola e poi per recarsi al lavoro. Da una parte, abbiamo quindi il funzionamento della città e dall’altra abbiamo i tempi delle persone, ciascuna con i propri problemi e stili di vita. Questo ci porta al punto della partecipazione Il coinvolgimento nel piano di azione della società civile costituisce impegno formale per i firmatari del patto dei sindaci. Compito della politica e incoraggiare la partecipazione dei cittadini e favorire il coinvolgimento degli stakeholder cosa che è stata fatta in sede di stesura del piano attraverso la creazioni di specifici tavoli di lavoro Questo però non dovrà limitarsi alla sola stesura del piano ma dovrà continuare anche nelle diverse fasi di attuazione e verifica. Un adeguato coinvolgimento della società civile favorirà l'applicazione di nuove forme di comportamento essenziali per la buona riuscita delle azioni tecniche che saranno previste. (anche in vista della stesura del nuovo piano urbano del traffico) Il coinvolgimento dei cittadini e degli stakeholder non è solo fondamentale per la riuscita del piano ma anche perchè risponde a quanto abbiamo sempre sostenuto e cioè che la politica di partecipazione è più democratica e trasparente e questo vedete non solo crea un ampio consenso ma ne migliora e legittima le azioni conseguenti. Certo andranno studiate adeguate forme di coinvolgimento e di partecipazione e questo è il compito della politica. In questo ambito di collaborazione può diventare determinante non solo creare una lista di aziende, a disposizione dei cittadini, che attraverso accordi possano fornire un prodotto di ottimo livello a prezzi contenuti ma pensare anche a degli accordi con la tesoreria comunale o altri istituti per l'erogazione di prestiti a tassi agevolati. Questo dolente tasto introduce il tema delle risorse finanziarie. E qui c'è un potente dioscuro che regna incontrastato da diversi anni non solo sulla vita delle amministrazioni comunali ma anche su quella di tutti i cittadini e che si chiama Bilancio. Troppo semplice esprimere il concetto di rendere disponibili risorse finanziarie adeguate più difficile è applicarlo Sappiamo della possibilità di accedere a fondi europei come della possibilità di istruire forme diverse di finaziamento compresa quella piu' tradizionale di compartecipazione tra pubblico e privato (campo sul quale ci affidiamo alla competenza dei nostri uffici) C'è una forma però che ha attirato la mia attenzione ovvero, in questo caso, di fare affidamento su forme di investimento virtuose. Forme che ci permettono di investire in progetti redditizi con brevi tempi di recupero (sostituzione lampadine, coibentazioni o cappottino degli edifici comunali, parco auto) progetti che si ripagano in fretta con la possibilità di creare un fondo di rotazione da destinare ad altri progetti.
Anche alla luce di questo impegno, e in questo caso, appare significativa la necessità di un ripensamento del patto di stabilità, là dove ritengo umana e legittima la possibilità di sforamento almeno per i comuni che hanno aderito al patto dei sindaci e per il periodo di applicazione del Paes. Tutto questo attraverso una gestione attenta e adeguata delle risorse disponibili, durante tutta la fase di attuazione del piano.
In conclusione questo è un oggetto semplice ma dalla struttura articolata che ci porta in dote un progetto ambizioso e entusiasmante, progetto che coinvolgerà la vita di tutta la città.
E' una sfida nella quale ritengo importante investire non solo perchè investimenti di questo genere riducono i costi a lungo termine dell'energia in generale per tutti, ma sopratutto perchè producono importanti effetti collaterali in termine di benefici per la salute, per la qualità della vita, per l'immagine della città, per l'occupazione che può dare il settore delle energie alternative e tutto l'indotto che si verrà a creare e altro ancora.
E un azione politica che finalmente non guarda indietro su cosa è stato o non'è stato fatto ma che non guarda nemmeno al presente se non in termini di raccolta dati, ma è un azione che guarda al futuro e a ciò che vogliamo lasciare (inteso come qualità della vita) in eredità alle prossime generazioni.

E questo cari colleghi è il fare della politica.

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sabato 15 febbraio 2014

Il PD, le larghe intese e...Franceschini

In principio fu Walter Texas Ranger con il suo partito isola che non c'e' che noi stiamo bene soli che pero' non siamo stati troppo bene e allora lui fuori ma vice Franceschini salvo che poi venne il mai con il centrodestra di Bersani che nella bolgia ha visto le stelle ma senza riuscire a toccarle che cosi si e messo da parte ma vice Franceschini? salvo! che il grande vecchio si e' inventato il governo delle larghe intese oggi piu' che mai con il centro destra che Letta prende un Premier e lo divide con Franceschini (ancora lui) che poi il Silvio li ha mollati nelle braccia di Angelino che cosi le larghe intese diventano larghissime e poi arriva Renzi che non va bene niente anzi si che allora io sono segretario e appoggio il governo ma anche no che ora faccio io la legge che andiamo a votare che allora chiamo Silvio che lo devo ai suoi elettori anche se i miei non vogliono cosi andiamo presto in aula ma anche no perche' la legge non serve che il Senato non sta' bene e se non guarisce non si puo' votare e cosi fermi tutti che le larghe intese non intendono e io sono il capo e Letta china il capo che il governo va giu' e io vado su al colle e il Premier questa volta lo prendo io che facciamo la staffetta che pero' non corriamo nella stessa direzione ma l'intesa rimane larga altrimenti che capo sono che poi l'antagonista che e' Cuperlo un giorno si e uno no che poi fa il Presidente ma anche no che non condivido niente ma ti appoggio nel golpe cosi allora sono tutti quasi convintamente convinti che io sono il capo e loro chinano il capo che se la base mormora ma che mormora a fare se io sono il capo e ho il consenso di migliaia di non iscritti che siamo l'unica organizzazione che fa sciegliere il segretario dai non iscritti e cosi io sono il capo e faccio il golpe politico che e' un omicidio politico casalingo che pero' Franceschini no che e' uomo fidato di chi viene dopo e dopo di me il nulla. Che siamo un partito che non articola che pare un encicloledia con le dispense mescolate e io sono l'indice che prima vengo sempre io. Punto..forte




domenica 12 gennaio 2014

La Carrier chiude ( omicidio industriale)

Faccio una riflessione sul tragico problema della perdita dei posti di lavoro e la voglio fare partendo da una telefonata di un amico, che ho ricevuto ieri, e che mi informava della decisione della casa madre della Carrier di voler chiudere lo stabilimento di Villasanta entro la prossima estate. Naturalmente il tutto attraverso un freddo comunicato letto da un responsabile della produzione. Con questo ennesimo atto di arroganza industriale non solo si aggiungera' un altro capitolo al libro che ci raccontera' la storia della distruzione dell'importante tessuto industriale  della nostra provincia ma, cio che e' peggio,si spegnera' la luce sulla stabilita' e il futuro di molte famiglie, tenendo conto che questa "operazione industriale" coinvolgera' tutti i 218 dipendenti. In questi casi molti tendono a domandarsi: "ma noi Consiglieri Comunali cosa possiamo fare?  Qui noi siamo di fronte ad un omicidio industriale che non solo uccide una fabbrica storica ma mette a rischio la stabilita' emotiva e fisica di molte persone. E allora ricordo a tutti che la crisi non'e' lontana da qui, la crisi sta'alla porta accanto, sta' nel compagno di banco di nostro figlio o di nostro nipote, in tutte le forme e i tempi della citta'. Sta' nelle persone alle quali chiediamo di pagare la Tares, la Iuc, l'affitto delle case comunali e di essere dei bravi e onesti cittadini. Sta' sopratutto in quei lavoratori, in particolare gli over55, che non rientrano nella categoria degli esodati ( per i quali si sta' faticosamente rincorrendo una soluzione) ma stanno tra quelli che ogni giorno perdono il posto di lavoro e che, grazie all'entrata a regime della riforma Fornero, dovranno attendere di compiere 66 anni prima di prendere uno straccio di pensione. E questo a condizione che tra qualche anno non si svegli qualche Solone, con tre pensioni e in preda ad una crisi di terza o quarta eta', che si creda ancora giovane al punto di proporre un nuovo innalzamento dell'eta' a 68 anni. Ora noi non possiamo pensare che il rapporto tra questi cittadini e la citta' sia sempre lo stesso poiche', in questo, qualcosa e' drammaticamente cambiato. Serve un patto di comunita' dove la comunita' deve saper rinunciare a qualcosa per non dover rinunciare a Qualcuno che, viceversa, rischierebbe di entrare nel vortice dell'emarginazione sociale e Alimentare. E questo e' quanto di peggio rischia oggi una famiglia senza lavoro. Questo proposito deve essere a monte di ogni nostro pensiero e di ogni azione di amministratori di una citta', a partire dalla discussione del bilancio fino al regolamento sulla IUC e di tutti i servizi comunali a domanda individuale. Sono consapevole che questa amministrazione sta' facendo tutto il possibile, mettendo in campo molte risorse, con la collaborazione di tutti i Consiglieri Comunali,  ma vorrei dare un senso agli auguri di Buon Lavoro che estendo a tutta l'aula, e scartare questo augurio che troppo spesso rimane incartato e chiuso in un cassetto.

sabato 30 novembre 2013

Monza e il bilancio in equilibrio tra due Provincie

Se la democrazia e' dialogo le parole ne sono gli strumenti e, in quanto tali, devono essere oggetto di cura particolare quanto al numero e alla qualita'. Per l'onesta del dialogo le parole non devono essere ingannatrici, devono rispettare e non corrompere il concetto altrimenti il dialogo rischia di diventare il mezzo per trascinare gli altri dalla tua parte con l'inganno. Questo purtroppo e' quanto ho percepito in occasione della discussione di questo oggetto, a cominciare dalla fase delle domande, che più che altro mi sono sembrati dei proclami. Nello specifico si e discusso animatamente della questione che riguarda la gestione trasporti Tpl e del presunto debito che Monza avrebbe nei confronti della provincia di Monza e Brianza. L'accusa mossa dai banchi della minoranza, e' quella di non aver inserito questo debito nelle variazioni negative del documento di bilancio così da configurarlo come un grave atto di falso amministrativo. Qui pero' serve ricordare ancora una volta i contorni di questa vicenda che non nasce all'indomani dell'insediamento della giunta Scanagatti ma, nei fatti, prende avvio nel 2009 con una serie di azioni legittime compiute dall'allora giunta Mariani la dove, le controverse vicende economiche si sono trascinate fino ad oggi e che quindi nulla di questo deve essere imputato alla cattiva gestione di questa amministrazione che le ha solo ereditate. Aggiungo inoltre che, a fronte di una richiesta economica della Provincia di Monza ritenuta da tutti, compreso quindi la precede amministrazione,al di fuori da ogni logica, e' giusto che notissime titani atto tutte le azioni per evitare uno spreco di denaro consistente. Da qui l'avvio di una ricorso giudiziario in un percorso non ancora concluso. Viceversa c'e da domandarsi come mai nel biennio 2010/2011 la precedente amministrazione non abbia pensato di inserire gia' allora questo presunto debito in fase di approvazione dell'analogo documento di Ricognizione sugli equilibri di bilancio. Certo, ora qualcuno dira' che questa dialettica e' il legittimo fare della politica dove una volta sei la preda e la volta dopo cacciatore. Tutto vero ma, in questo specifico caso,rimane il fatto che si tratta di un puro e semplice atto di propaganda politica che ha il solo scopo di attaccare, sul piano politico, questa amministrazione comunale. Ovvero; non serve ai cittadini ma fa molto notizia. Come del resto dovrebbe fare parimenti notizia il fatto che il nostro Comune, sempre causa vicenda trasporti, vanti un credito nei confronti della Provincia di Milano e che, guarda caso,non raccoglie allo stesso modo del presunto debito le ire dell'opposizione dalle cui parti non si registrano prese di posizione. E così, in questa discussione, abbiamo una giunta di centrosinistra stretta tra due giunte di centrodestra coinvolta in una disputato magistralmente orchestrata da un consigliere di minoranza in palese conflitto di interessi tanto che non si capisce se l'azione stessa e' fatta a benefio della Provincia di MB, della quale e' un illustre esponente, o a beneficio dei cittadini Monzesi. Rimane il fatto che va chiarita la posizione dei Revisori dei Conti, anche alla luce dell'emendamento che verra' presentato dal Sindaco a nome della giunta. Sul resto del documento non ho dubbi sulla corretta costruzione dal punto di vista tecnico e delle cifre, riconoscendo in questo lavoro la competenza dell'Assessore parimenti a quella professionale del Dirigente di settore e dei sui collaboratori. Sempre sul documento in generale, condivido le diverse richieste di maggior trasparenza fatte da molti consiglieri per una migliore comprensione delle variazioni negative, riferite alla loro natura che, per intenderci, significa sapere cosa abbiamo lasciato indietro. Chiudo con una segnalazione positiva relativa al capitolo Servizi alla Persona che, a fronte di qualche variazione negativa, registra comunque un saldo positivo con un aumento di spesa di circa 500 Milan euro. Questo dimostra, ancora una volta, il grado di attenzione che questa amministrazione ha per le persone. Grazie

sabato 12 ottobre 2013

Plutarco,Voltaire e il Consiglio Comunale

E' in discussione il nuovo regolamento del Consiglio Comunale e anch'io, come altri consiglieri, voglio prima di tutto sottolineare l'importante lavoro svolto dai Commissari incaricati e che ha prodotto un importante documento, oggetto del dibattito di questi giorni. Sul regolamento in generale non entro nel merito degli articoli, mi permetto solo di esprimere una semplice considerazione che riguarda il numero degli articoli che e' passato da 47 a 87. E' vero, c'e stata l'integrazione delle parti che riguardano le Commissioni ma 84 articoli paiono sempre molti per chi ha inn mente una politica piu' semplice e comprensiva. Vorrei invece spendere alcuni minuti per spostare l'attenzione sul destinatario di questo regolamento e cioe' il Consiglio Comunale. Un organismo politico che svolge le sue funzioni in questa sala in un ipotetico e immaginario centro della citta', la stessa citta' che dobbiamo pensare oggi essere la forma di governo piu' vicina ai cittadini e che si identifica attraverso il Consiglio Comunale eletto in rappresentanza di tutta la comunita' locale. Un Consiglio Comunale che si presenta quindi come simbolo di liberta' e di democratico confronto, tra posizioni e idee diverse dove, se la democrazia e' l'arte del dialogo le parole ne sono gli strumenti. E voglio allora puntare l'attenzione su due importanti e fondamentali principi che, se ben applicati, ne esaltano il democratico funzionamento.Faccio questa escursione con l'aiuto di due importanti filosofi cominciando con Voltaire e la sua famosa espressione sul diritto di parola ovvero:"non condivido quello che dici ma difendero' fino alla morte il tuo diritto di dirlo". Questo si traduce nella possibilita' per tutti, e sopratutto in qquest'aula, di esprimere le proprie idee e posizioni nel rispetto di chi ascolta, anche se non ne condivide la sostanza. Questo ci porta al significato dell'ascolto e all'insegnamentonche ci arriva in questo da Plutarco attraverso il suo trattato dal titolo"l'Arte di Ascoltare" dove e' presente il forte richiamo all'errore che commettono molti politici nel voler esercitare l'arte del dire prima di essersi impratichiti di quella di ascoltare. E quello di non ascoltare o disturbare l'oratoreve uno dei difetti in cui inciampano molti di noi, e io mi metto per primo fra questi. Questo purtroppo avviene anche quando siamo in mezzo alla gente dove invece di ascoltare siamo piu' portati a catechizzare. Con questo breve intervento non ho la presunzione di voler insegnare impartire alcunché di insegnamento a nessuno voglio solo dire che per ciò che attiene all'attività del Consiglio Comunale, oltre al giusto regolamento che ne stabilisce i vincoli tecnici, esistono anche e sopratutto una serie di principi tra cui il diritto di parola e la disponibilità all'ascolto che, anche se non inseriti in nessun regolamento, sono anima e fonte di democrazia in un sereno e democratico confronto e il loro rispetto e applicazione, può solo migliorarne la qualità a prescindere da rispetto del regolamento e da numero degli articoli.